giovedì 29 giugno 2017

LA REGIONE : " ARVEDI RIDUCA LA PRODUZIONE IN FERRIERA "

Questa diffida della Regione FVG ha l'obiettivo di veder ridotta l'emissione di polveri dallo stabilimento. Il quotidiano locale annuncia che l'azienda studia le contromosse. Non più tardi di lunedì avevamo ricordato che Arvedi  - proprio a seguito di una precedente diffida regionale - si era impegnato a presentare un progetto per la copertura dei carbonili e del parco minerali ( costo previsto circa 70 milioni di euro ? )

Si tratta di situazioni che si ripetono puntualmente nel tempo e che finora oscillano tra rassicurazioni e preoccupazioni ma non portano a risultati concreti o definitivi.

Abbiamo posto ad esmepio la domanda cruciale relativa al fatto che una eventuale ordinanza comunale decisa porterebbe a cause milionarie contro il Comune da parte di Siderurgica Triestina e che queste manderebbero a gambe all'aria il già " provato " bilancio comunale. Qualcuno si prende la responsabilità di risponderci ? Di dirci su quali precedenti si basano queste affermazioni ? Sarà poi vero che il Comune rischierebbe così tanto ?

Visto che di situazioni come queste ne abbiamo viste tante, più o meno gravi a seconda dei punti di vista, proviamo ad aggiungere qualche notizia di contorno sulla siderurgia in Italia. E' dai tempi del sequestro degli impianti ad opera della Procura triestina che si rincorrono preoccupazioni e rassicurazioni.

Ma guardiamo oltre ai confini del nostro territorio e citiamo un articolo de L'ESPRESSO sugli errori del governo e l'acciaio.





Quando si parla di politica Industriale l'opportunismo è cattivo consigliere. E lo sono anche le scelte prese pensando a un risultato politico immediato che si trasformano in un boomerang.

Lo dimostra il caso dell'acciaieria di Piombino in amministrazione straordinaria, ceduta un paio d'anni fa a uno sconosciuto Imprenditore algerino. Perché prometteva più posti di lavoro. 

L’errore è stato del ministero dello Sviluppo Economico (Mise) - al tempo affidato a Federica Guidi.

Era stata proprio Federica Guidi, ex numero uno dei Giovani di Confindustria al tempi della presidenza di Emma Marcegaglla  a firmare la cessione dell'ex LUCCHINI di Piombino all'algerino Issad Rebrab.

Un Imprenditore la cui principale attività è il commercio di frutta.

Si è scoperto che Rebrab non può investire soldi all'estero per via di una legge nazionale. Cosi si è bloccato tutto ad eccezione della logistica portuale che Rebrab sfrutta per lo sbarco in Europa dei suoi prodotti. FRUTTA & VERDURA


Un nuovo ministro, Carlo Calenda, sta cercando di riprendere il controllo del 27 per cento delle Quote azionarie coinvolgendo l'indiano Sa]an Jindal, che di professione fa I" acciaiere" e che tre anni fa aveva presentato un'offerta per la Lucchini: prevedendo forti tagli. 

Così il governo aveva scelto l'algerino, che prometteva lavoro per tutti. 

Ora, pero, gli impianti sono fermi. 

Recentemente lo stesso Jindal è stato battuto dalla cordata Arcelor· Marcegaglia nella partita llva di Taranto. Perché ha presentato un'offerta economica più bassa e promesso, nel breve di assumere meno dipendenti della cordata avversaria costituita dal gruppo Arcelor - Marcegaglia e Intesa Sanpaolo. 

 Inutilmente Jindal si è ripresentato da Calenda scaricando i soci refrattari Arvedi e cassa depositi e prestiti ma con un impegno ancora più forte dell'altro compagno di cordata Leonardo Del Vecchio. 

Ha messo più soldi sul piatto ma il dado era tratto. Il ministero aveva scelto Arcelor nonostante fosse stato invitato alla prudenza. 

Il monito più importante era arrivato dalla Commissione  europea che il 10 aprile aveva inviato una lettera, suggerendo di allungare i termini della procedura per valutare Il piano ambientale e verificare i vincoli Antitrust, che impediscono a un unico soggetto industriale di controllare il 40 per cento del mercato. Un monito che vale per Arcelor, già oggi 

Risultato: I"llva è di Arcelor ma sul suo futuro Si addensano le nubi. E gli interrogativi sono tanti. 

Le offerte per llva sono state valutate anche dal comitato creditori della società composto da Intesa  che gareggiava con Arcelor· e dall'Eni. 

E il presidente dell'Eni è Emma Marcegaglia. Anche lei in cordata con Arcelor Una sovrapposizione di incarichi che il Governo avrebbe potuto scongiurare a marzo evitando di confermare l'imprenditrice alla guida dell' Eni. 

NOTA DI FAQTRIESTE : BUONA FORTUNA

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