Porti verso la riforma: le ragioni e i limiti del Nord Ovest / ANALISI
L’analisi di Maurizio Maresca, consigliere economico della Presidenza del Consiglio
Udine - Una risposta allo stimolo di Paolo Costa. Nel Nord
Est, l’area di maggiore industrializzazione, se l’obbiettivo è quello dei traffici
internazionali di corridoio, non c’è un porto in grado di muovere - anche
attraverso terminali in concorrenza fra loro - almeno 6 milioni di teu.
Quattro
porti separati non fanno un sistema dove sia indifferente fare scalo (la
ferrovia non può essere competitiva su una pluralità di terminali). In breve
una nave da 18.000 teru con traffico destinato alla Baviera non farà 4 toccate,
ma sceglierà il terminale più attrezzato e che garantisce servizi ferroviari
efficienti.
Per cui il Nord Est ha bisogno di:
a) di una infrastruttura terminalistica di nuova generazione
eccellentemente collegata al Brennero o Adriatico Baltico: alcuni anni fa si è
profilato il progetto su Monfalcone, in altri momenti il Molo III a Koper, in
altri ancora il Molo VIII a Trieste, oggi l’off shore.
b) per quanto riguarda Koper e Trieste, resta poi il problema
della Koper Divaca e del collegamento fra Trieste e Monfalcone (o di uno dei
due se, come propone la Commissione europea, questi porti si fonderanno).
Fino ad allora l’alimentazione dell’Europa può avvenire solo
dal Nord Ovest, dove in astratto Genova e Savona costituirebbero un unico porto
(come Koper e Trieste) con una pluralità di terminali in concorrenza fra loro
ed un servizio ferroviario portuale unico.
Ma qui si profila il conflitto fra
le ragioni di chi vede i porti fini a se stessi, e contesta lo stesso
presupposto dei traffici di corridoio, e chi, invece, li vede come un pezzo di
rete che si caratterizza molto di più per i retroporti (Rivalta, Alessandria),
gli inland ports (Novara, Chiasso, Basilea) e i valichi alpini (Gottardo
Loetschberg, Brennero ecc.).
Questo conflitto ideologico e imprenditoriale si manifesta
nei porti tradizionalmente corporativi, come Genova, dove la imprenditoria più
locale reclama una sorta di “autoregolazione” (magari in deroga al diritto
comunitario) ed addirittura un vertice del porto in grado di controllare; meno
nei porti, come Livorno e Piombino, dove la regione svolge, insieme al
Ministero, un ruolo di politica economica più forte.
Per quanto riguarda gli elementi della riforma della
governance, non credo che il decreto riordino, attuativo della legge Madia,
costituisca in se una riforma della portualità. Mancano le misure necessarie
sul lavoro e sull’attività di impresa ed una visione di politica dei trasporti.
Il riordino delle autorità portuali (addirittura 15) è però l’unico possibile
oggi. Rimanendo nella governance due sono i temi:
(1) centralizzazione o
federalismo e (2) autorità portuale ente pubblico o Spa.
Sul primo punto le alternative restano le seguenti: a) un
disegno unitario di politica delle infrastrutture core: una soluzione, accolta
del decreto in corso di adozione, che con maggiore coraggio potrebbe preludere
ad una società (Porti spa) che si giustappone a Rfi e Anas e che magari con
esse si concentra dando luogo ad un importante player (in house almeno in un
primo tempo); b) una soluzione in chiave federalista, che lascia a ogni porto/
comunità la sua linea di azione, incompatibile con la riforma in itinere del titolo
V della Costituzione.
Sulla variabile amministrazione portuale ente pubblico o
società occorre evitare strumentalizzazioni. Se la società offre forse maggiore
flessibilità, deve essere chiaro se lo strumento fa capo ai poteri locali o al
governo centrale. Scegliendosi il modello societario occorrerà che i poteri
regolatori siano concentrati altrove.
*l’autore è consigliere economico della Presidenza del
Consiglio
E come mai la ferrovia è competitiva sulla pluralità dei terminal di Rotterdam e di Amburgo? In quest'ultimo porto poi i due maggiori terminal contenitori di Burchardkai ed Eurokai, il primo a gestione pubblica, il secondo privato, competono nel medesimo sistema e mercato e fanno numeri entrambi interessanti.....ma nel miglior stile teutonico marciano compatti....!
RispondiEliminamaresca , consigliere del governo, mi fa ricordare la cacciata dell' ECT, poi, nel libro FVG-Europa ultima chiamata, non parla bene del porto di Trieste e alla fine, sperando che sia una fine, supporta offshore di Costa. ma non era presidente dell' APT?
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