IL PICCOLO e il suo direttore sono riusciti nell'impresa: hanno pubblicato la notizia del parere non favorevole all'off-shore di Venezia.Sul quotidiano IL PICCOLO in edicola al 26 marzo 2016 i lettori triestini e non solo hanno trovato la notizia che ad esempio i lettori del GAZZETTINO conoscevano dalla scorsa domenica 20 marzo 2016.
D'altra parte in varie occasioni sulle pagine de IL PICCOLO abbiamo letto della necessità di sostanziali miglioramenti nei collegamenti stradali, ferroviari e informatici, di corridoio tra Venezia e Trieste.
L'articolo de IL PICCOLO sull'argomento si compone dei due comunicati del Sindaco Roberto Cosolini e del candidato sindaco Roberto Dipiazza.
Visto che i due comunicati sono già stati pubblicati su questo blog nei giorni scorsi (e ci prendiamo il merito di aver richiesto noi un commento sulla notizia
a Cosolini e Dipiazza allargando la richiesta anche ad altri esponenti politici) oggi vi proponiamo l'articolo della Gazzetta Marittima sull'argomento.
Offshore Venezia “niet”
da Roma ma Costa insiste
26 marzo 2016
ROMA – Nel paese del
diritto, ma specialmente del rovescio, la certezza sembra un’Araba
Fenice. Ovvero: scelte definitive richiedono tempi storici, malgrado
quelli dell’economia vadano alla velocità della luce o quasi.
E’ il caso del
progettato porto offshore di Venezia, su cui da anni si batte con
ammirevole impegno il presidente dell’Authority senatore Costa.
Adesso, si apprende (FAQ Trieste) che l’assemblea generale del
Consiglio superiore dei Lavori Pubblici ha rinviato al mittente il
progetto preliminare con “avviso non favorevole”.
Il quotidiano
locale ha sbrigativamente titolato “Venezia, bocciato il progetto
del porto d’altura”.
In risposta, il presidente Costa ha subito
precisato, in tono piccato, che si tratta di “parere consultivo”:
e che l’Authority anzi spera di avere quanto prima l’approvazione
del CIPE per la parte pubblica del finanziamento (costerebbe in tutto
2,1 miliardi di euro).
Non vogliamo né ci
compete entrare nel merito delle osservazioni critiche espresse sul
progetto della grande piattaforma offshore per le
mega-full-containers.
E’ sufficiente per capire il lungo elenco che
il CSLLPP (consiglio superiore Lavoro Pubblici) ha redatto:
collegamenti ferroviari e stradali critici, investitori pubblici non
definiti e almeno 1 miliardo di euro a carico dello Stato, tempi
incerti, studi geotecnici generici, scarsa considerazione del moto
ondoso.
Più che le osservazioni
tecniche, interessa capire se il massimo organo tecnico dei Lavori
Pubblici abbia voluto o meno entrare nella strategie di fondo che
guida Venezia: quella di un “sistema” per le grandi navi
portacontenitori (da 450 metri di lunghezza e 16 metri di pescaggio)
tra Venezia, Chioggia, Porto Levante ed eventualmente il porto-canale
di Ravenna) quando a pochi chilometri esiste il porto di Trieste che
ha fondali naturali fino a 18 metri, terminal già attrezzati,
collegamenti terresti in forte crescita e una antica tradizione di
scalo internazionale per il centro-oriente dell’Europa.
Forse ha
ragione Costa: non c’è ancora certezza, e tocca al CIPE dire se il
Paese sarà in grado di finanziare questa nuova mega-opera portuale
che in tanti (e non solo triestini) giudicano un assurdo. Aspettiamo:
in tempi di scelte ultraveloci imposte dal mercato, è amaro che non
ci resti altro da fare.
Antonio Fulvi


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