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Umberto Laureni e Waldy Catalano |
Abbiamo chiesto un commento relativo a questa notizia a Waldy Catalano di Sinistra Ecologia Libertà.
" Certo che sul piano della trasparenza mancano alcune
risposte importanti in ordine al prezzo di acquisto sostenuto da Arvedi per la ferriera...e
in relazione alla risibile asserita difficoltà di individuare i responsabili
dei danni provocati dall'inquinamento a livello della tutela ambientale e della
salute dei lavoratori e cittadini.
Su tali questioni molto deve aver giocato il fatto che
ARVEDI rappresentasse l'unica manifestazione di interesse in campo...e questo quasi
sempre rende possibile grande "flessibilità" negli accordi in particolare
in merito alla parte economica.
Fra l'altro è ancora aperta la questione delle concessioni
demaniali cosi come è aperta la questione del rinnovo dell'Aia...ma il nodo
tutto politico è rappresentato dal fatto che non è chiaro quali scelte strategiche
debbano orientare un nuovo sviluppo dell'area.
L'investimento concreto riguarda il laminatoio a freddo da
alimentare con i coils provenienti da Cremona. Più sul piano degli annunci
rimane la parte relativa allo sviluppo dell'area in termini di un polo
logistico portuale intermodale (strada, ferrovia e mare). Mentre non c'è una risposta
precisa in merito all'impegno ad una riconversione produttiva con una chiusura
programmatica dell'area a caldo quale sola scelta in grado di dare una svolta
storica alla grave situazione di degrado ambientale.
Waldy Catalano
IL SOLE 24 ORE
LUCCHINI,
AMBIENTE ESCLUSO DAL PASSIVO
Matteo Meneghello
Nell’attesa che venga perfezionata la cessione a titolo
definitivo degli asset di Piombino a Cevital (in questi giorni il confronto tra
il gruppo algerino e i sindacati sul piano industriale sta lentamente
riattivandosi) il commissario straordinario di Lucchini, Piero Nardi – proprio
ieri ha pubblicato la relazione trimestrale relativa all’ultimo periodo di
gestione della vendita degli asset del gruppo, in cui si evidenzia nell’ultimo
anno un fatturato di 427 milioni – incassa un importante risultato sul fronte
relativo alla definizione dello stato passivo.
La sezione civile del tribunale ordinario di Livorno, con
ordinanza datata 13 aprile, ha rigettato definitivamente il tentativo del
ministero dell’Ambiente e dell’autorità portuale di Trieste di vantare 447,834
milioni di crediti (cifra poi lievitata fino a 588) nei confronti dell’azienda,
a titolo di «anticipo» per spese ambientali e bonifiche.
Più di un anno fa, in sede di definizione dello stato
passivo (l’evento è riconducibile all’udienza del 30 ottobre 2013) i due enti
pubblici avevano presentato un’insinuazione al passivo in prededuzione.
Il
giudice delegato aveva deciso di non ammetterla per diverse ragioni, secondo le
conclusioni del commissario. «La domanda – si legge nel decreto di esecutività dello
stato passivo, datato 30 gennaio 2014 – non è ammissibile in quanto è
prescritta per decorso del termine quinquennale».
Inoltre, sempre nel decreto,
Nardi solleva un «difetto di legittimazione passiva di Lucchini» (in pratica i
danni ambientali sono riferibili a soggetti diversi da Lucchini) e ricorda che
l’ipotesi è percorribile solo «in caso di omessa esecuzione delle misure di
riparazione del danno», circostanza non ancora riscontrabile, poichè le
bonifiche per l’area non sono ancora state disposte.
Mancano, secondo il
giudizio del commissario, sia il rapporto di causalità che i profili di dolo e
colpa. Mancano inoltre «giustificativi di spesa» «In ogni caso – conclude Nardi
– non sussistono i presupposti di legge per il riconoscimento della prededuzione
dei privilegi richiesti». In quella sede procedura e giudice hanno invece
accolto, in chirografo, la richiesta di 1,05 milioni dell’Autorità portuale di
Trieste.
Gli enti si sono comunque opposti al decreto di esecutività
dello stato passivo, chiedendo di essere ammessi per una cifra di 588,252
milioni (lievitata rispetto alla richiesta precedente). Richiesta nuovamente
contestata dalla Lucchini in amministrazione straordinaria (con il patrocinio
degli avvocati Franco Bonelli, Stefano Grassi e Stefano Ambrosini).
Il collegio
presieduto da Roberto Urgese, nella camera di consiglio dell’8 aprile, ha
rigettato l’opposizione di ministero e autorità portuale «per una molteplicità
di motivi», condividendo, in larga parte, le conclusioni di commissario e giudice.
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