A PROPOSITO DELLA QUESTIONE
DEGLI STIPENDI DELLA CULMV
Il porto di Genova è il primo in Italia e la porta sud
dell’Europa come ci ricordano con orgoglio i politici locali, il presidente
Signorini, i terminalisti, gli agenti e gli spedizionieri ecc. Nuovi progetti
sono in via di realizzazione e pronti a partire per rafforzare questo ruolo: la
nuova diga foranea, nuove banchine super moderne, nuovi raccordi viari e
ferroviari, digitalizzazione dei flussi informativi e automazione dei cicli di
lavoro ecc.
Finanziamenti pubblici in abbondanza: un miliardo per la diga,
centinaia di milioni per le infrastrutture interne, centinaia di milioni a
pioggia destinati alle imprese – a cominciare dall’autotrasporto e dalle
ferrovie sino alle agenzie di spedizione - grazie al crollo del Morandi anche
se armatori, terminalisti non hanno sostanzialmente perso un teu alla fine
dell’anno se non per normali motivi di incertezza del mercato.
Bene! diciamo anche noi portuali, che in circa 2000
lavoratori, da 10 anni a questa parte, con la nostra produttività, abbiamo fatto crescere i traffici del 60% e i
profitti delle imprese a parità di salari.
Bene, diciamo, perché così abbiamo un lavoro, grazie alle
imprese ovviamente, anche se ci si dimentica di dire che anche le imprese è
grazie ovviamente ai lavoratori che fanno i profitti, il loro unico scopo. Uno
scopo finanziario, che gli azionisti delle imprese oggi realizzano nel porto di
Genova, domani in quello di Abu Dabi, mentre solo i portuali manifestano
l’autentico interesse per la città e il suo porto perché ci vivono e purtroppo
talora ci muoiono con il loro lavoro.
La vicenda della mancanza di fondi da parte della CULMV per
pagare gli stipendi o per chiudere il bilancio va avanti da 10 anni, da quando
la CULMV ha dovuto partecipare come impresa alla gara bandita dall’AP per la
fornitura del lavoro flessibile alle imprese terminaliste.
Una farsa per cui
oggi i portuali della CULMV, che contano la metà dei portuali che fanno
funzionare e prosperare il porto, si trovano a non ricevere i salari per il
lavoro da loro regolarmente prestato.
Insomma il grande porto di Genova da cui
dipende l’economia del nord-ovest e persino di parte dell’Europa, non è in
grado di pagare i lavoratori da cui principalmente – altro che dal ponte
crollato dell’autostrada! – dipende il funzionamento delle banchine.
Da 10 anni a questa parte l’AP, i politici, le imprese
continuano a addossare la responsabilità di questa situazione alla cattiva
gestione della CULMV nonostante essa abbia corrisposto a tutte le richieste che
le sono state fatte negli anni. Grazie a tutti quei piani di impresa presentati
dalla CULMV che sono stati approvati da società di consulenza internazionali e
dagli uffici dell’AP. Mentre la CULMV vanta crediti ingenti da parte dei
terminalisti e attende da 6 mesi che l’AP le finanzi la formazione e le misure
di risanamento già approvate. Non c’è bisogno di esperti di economia per
capire dove stanno le responsabilità: il bilancio della CULMV è fatto di
tariffe e di salari.
Essa è un’impresa per modo di dire. Può solo lavorare per
e a discrezione dei terminalisti e alle tariffe che decide l’AP e che i
terminalisti riducono sistematicamente a proprio vantaggio. Le tariffe
producono i soli ricavi possibili e che provengono solo dai terminalisti che
dispongono del destino dei lavoratori a loro piacimento.
Di che cosa stiamo parlando allora? Dove sta la cattiva
amministrazione? I consulenti chiamati dall’AP l’hanno scritto a più riprese:
bisogna alzare le tariffe e garantire il flusso dei pagamenti e allora la CULMV
si risanerà. Bisogna fare un “Piano dell’organico” come prescrive la legge per
pianificare la distribuzione del lavoro tra i portuali dipendenti delle imprese
e i portuali soci della CULMV. Invece, assistiamo alla farsa vergognosa di
costringere i lavoratori con il cappello in mano a postulare i loro salari
guadagnati con il lavoro e l’ipocrisia di Signorini-Pilato che non prende
decisioni e rimette la questione nelle mani dei terminalisti. Questi, dopo
avere estratto profitto dal lavoro dei portuali, ora si prendono anche la
soddisfazione di concedere il dovuto come se fosse un’elemosina, come un
bancomat come il capo del VTE disse meschinamente qualche anno fa.
Tutto questo è indegno! Indegno per i lavoratori che non
intendono più sopportare questa provocazione, ma indegno anche per il porto e
la città che pretende di essere la porta d’Europa e non sa pagare i propri
portuali. Mentre lascia liberi di approfittarsene i terminalisti, con i loro
capitali stranieri, con i loro fondi anonimi, con il loro padroni armatori che con
la gestione portuale al ribasso naturalmente nei confronti del lavoro,
pretendono di compensare i debiti del trasporto marittimo. Quei terminalisti
che si comprano e si vendono, si prolungano e si incrociano le concessioni
pubbliche a loro piacimento, in barba alle norme e ai controlli pubblici, e che
dettano l’agenda e le decisioni del presidente Signorini e dei suoi uffici,
come nel caso del Piano dell’organico che attende inutilmente da 1 anno di
essere avviato.
Al disopra di tutti dovrebbe agire nell’interesse generale, dei
lavoratori almeno quanto di quello delle imprese – anche perché pagato
generosamente per questo con soldi pubblici – il presidente Signorini, il quale
coltiva le sue ambizioni di potere e di carriera su quella prestigiosa poltrona.
Noi gli diciamo: o applica le leggi sul lavoro e risolve il
problema dei diritti e dei salari dei lavoratori o si dimetta e vada a fare un
altro lavoro. Ci sarà sicuramente qualche armatore o terminalista pronto
assumerlo in segno di gratitudine!
CALP – Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova - 7
gennaio 2019
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