venerdì 20 aprile 2018

CONTA LA SCELTA DI PARTENZA IN PORTOVECCHIO - ROBERTO MORELLI


IN PORTO VECCHIO CONTA LA SCELTA 

DI PARTENZA 

L'OPINIONE
di ROBERTO MORELLI   su IL PICCOLO 16 aprile 2018

Lo sblocco del recupero del Porto vecchio e il rilancio di quello nuovo sono stati il frutto del primo patto istituzionale verificatosi a Trieste negli ultimi cinquant'anni. Un tacito e benemerito accordo fra centrosinistra e centrodestra favorito dalla logica delle cose: patto non scritto, non enunciato, mai esplicitamente concordato e forse mai neppure pensato, bensì indotto da una successione inerziale di eventi che gli attori in campo hanno prima assecondato, poi incanalato, infine cavalcato. 

Per una volta senza interdizioni, merci di scambio, demagogie: ma con la semplicità di chi vede le cose necessarie alla città e le fa. 



Il blitz notturno dell'allora senatore Russo che inserì la sdemanializzazione del vecchio scalo in Finanziaria; la scelta di un presidente del Porto di grandi capacità (Zeno D'Agostino) da parte dell'allora sindaco Cosolini e dell'allora governatrice regionale Serracchiani; la decisa svolta nel centrodestra a favore del recupero del Porto vecchio imposta e guidata dal sindaco Dipiazza, persino accettando la diminutio di sovranità comunale sui punti franchi; non ultima, la bontà di tutte queste scelte confermata l'altro ieri dal probabile futuro presidente della Regione Fedriga nell'unico dibattito elettorale finora tenutosi. 

Un filo conduttore coerente tra gli schieramenti che dovrebbe dirsi ovvio in un mondo normale, ma è rivoluzionario in una città di beghe bisbetiche e aspirazioni a non fare, purché a fare non sia l'altro.

Tutto ciò è stato fondamentale, ma non basta. Perché nel futuro assetto del Porto vecchio è necessario un salto di qualità. Una riflessione globale e profonda, ma concreta e rapida, su quel che vogliamo quell'area diventi: non una congerie d'iniziative, destinazioni e occupanti privi di trama comune, ma un insieme coerente che esprima un progetto generale e un'idea compiuta di città. 

Su queste colonne si è evocato da molti mesi il rischio "spezzatino": ovvero un recupero fatto a pezze e rattoppi a seconda delle proposte emergenti, delle opportunità pseudo-casuali e dei fondi disponibili. 

Ce n'è già di ogni sorta: dall'Immaginario scientifico al 118, dall'Icgeb al Parco del mare, dal rimessaggio navale alle scuole, alle mostre d'arte, alla bocciofila e così via. Tutte iniziative meritevoli o addirittura sacrosante (come il nascituro centro congressi), ma che vanno scelte non come capitano, bensì se aderenti a un progetto generale: che non c'è. 

L'esempio di quel che il Porto vecchio rischia di diventare - l'abbiamo scritto fin troppe volte - è già sotto i nostri occhi: l'ex Opp, che sarebbe stato il migliore campus universitario d'Italia ed è invece un'accozzaglia di attività prive di un tessuto comune. Con il risultato - e, per il Porto vecchio, il rischio drammatico - di un luogo estraneo alla città: se non so cos'è non ci vado, né ci andrà il turista. 

Ebbene, cosa sarà il Porto vecchio? Non è una questione di architettura: che deve seguire le scelte, non precederle. Né di trasparenza delle risorse, che dovranno essere in gran parte private e in ogni caso possono essere spese bene o male prescindendo dalle destinazioni d'uso. È proprio una questione di scelte da fare e di città da pensare. 

Vogliamo che il Porto vecchio diventi un nuovo centro urbano, con servizi, uffici, aree pedonali e residenze, ristoranti e negozi? 
O che esprima e racconti la Trieste della scienza e dell'internazionalità, o il rapporto fra la città e il mare, o l'intreccio dei suoi molteplici volti? 
O vogliamo chiedere a Eataly che ne faccia l'equivalente "marino" del parco agricolo Fico, un parco educativo e commerciale sul mare e la pesca? 
Sono solo idee. 

Ma il punto di partenza è qui, non il fatto che - con tutto il rispetto - il 118 ha bisogno di una sede.

L'iter era stato avviato con logica, affidando uno studio a Ernst & Young, tuttavia con un incarico vago, confuso e scritto in burocratese, e un risultato i cui costi erano pari all'ovvietà. 

Di lì abbiamo gettato il bambino con l'acqua sporca e cominciato a fare in casa. Una missione impossibile per un'opera di tale importanza, che richiede invece una società pubblica di progettazione e gestione del recupero, la quale affidi un progetto generale e un modello operativo per gli investitori, e li individui tramite gara internazionale. 

Abbiamo uno spazio incantevole, un clima politico non più venato da posizioni ideologiche, la possibilità di ridisegnare il volto della città. Una opportunità così non capita per secoli.

Roberto Morelli

NOTA DI FAQTRIESTE : abbiamo inserito nel recente testo pubblicato da Roberto Morelli su IL PICCOLO due fotocopie della sua rubrica pubblicate negli anni scorsi per avvertire i nostri lettori che il giornalista in questione potrebbe essere vittima dello stesso errore che segnala in questo articolo a proposito dei politici.

Le stesse domande che Morelli rivolge ai suoi lettori e ai responsabili della politica locale potrebbero essere rivolte anche a lui alla luce dei suoi precedenti articoli ?

Vogliamo una nuovo centro urbano ? Vogliamo uno sviluppo turistico ? Vogliamo una free zone ? Quale è l'idea precisa che Morelli vorrebbe veder realizzata in Porto vecchio ?

A noi piace pensare che Morelli sia un " entusiasta " capace di innamorarsi di ogni nuova idea che gli sembra degna del suo entusiasmo. Non vogliamo pensare che sposti ogni sei mesi l'obiettivo in modo di lasciar passare il tempo e aumentare il numero dei progetti e delle " potenzialità " narrate.

Per riprendere il suo titolo chiediamo a Morelli di indicare in un prossimo articolo la scelta di partenza secondo lui necessaria per il Portovecchio. Grazie

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