Il presidente Pino Musolino
è tornato da una due giorni a Roma per presentare il progetto del porto
offshore in scala ridotta: due banchine per due mega navi porta container da
realizzare all'interno della diga davanti a Malamocco, costruita qualche anno
fa per difendere le paratoie del Mose dalle correnti predominanti.
Con poco più
di 100 milioni di euro e poco meno di 150 si può costruire tutto in pochi mesi.
Un modellino, rispetto al progetto originario, che però in tutto e per tutto è
il sistema offshore inventato dal suo predecessore Paolo Costa. E in effetti,
al di là che ci abbiano messo il naso la corporazione dei Piloti e gli Agenti
Marittimi, il progetto è proprio degli uffici dell'Autorità portuale veneziana
che hanno cominciato a lavorarci sei mesi fa partendo da una considerazione di
Costa: a quanto pare l'offshore vero e proprio vogliono bocciarlo quasi tutti
per mille motivi, qualcuno anche perché non sa di cosa parla, e molti perché
non riescono a vederne gli effetti futuri.
E allora ha cominciato a lavorare al
modellino in scala ridotta che, una volta realizzato, sarà perfettamente
funzionante, prevede le chiatte sulle quali trasbordare i container e con le
quali portarli in terraferma nell'area Montesyndial acquistata proprio per
creare il distretto della logistica. E ha lo stesso problema della rottura di
carico, che molti critici del progetto offshore portano come prova principale
della sua inefficienza.
Inoltre il coniglio che
Costa ha tirato fuori dal cappello è in linea anche con i tempi: perché
attualmente le navi portacontainer giganti, quelle da oltre 18 mila teu che non
riescono ad entrare a Marghera a causa dei fondali troppo bassi, sono ancora
poche e due banchine sarebbero più che sufficienti, ma quelle due banchine
diventeranno poche nei prossimi anni, almeno stando ai numeri dei container
scaricati a Marghera, il vero settore in continua crescita del porto veneziano.
Il mini offshore, dunque, è
solo una pensata per arrivare a realizzare il grande progetto vero e proprio a
8 miglia al largo di Malamocco, quello che costa meno di 2 miliardi di euro, e
che proprio grazie alla soluzione ridotta dovrebbe dimostrare di essere
indispensabile, non solo per Venezia ma per l'intero alto Adriatico, anche
perché il bacino creato tra la diga di Malamocco e San Pietro in Volta ha gli
stessi fondali che offrono Trieste o Capodistria.
D'altro canto suonerebbe
strano che il sindaco Luigi Brugnaro abbia sposato pubblicamente il nuovo
progetto se fosse esclusivamente farina del sacco di Pino Musolino e di qualche
operatore portuale. Brugnaro non ha certo accolto con la fanfara il nuovo
presidente dell'Autorità di sistema portuale dell'Adriatico Settentrionale,
anzi è stato piuttosto critico, ma pragmaticamente si è poi incontrato con lui,
e se un progetto di Paolo Costa viene condiviso anche dal nuovo presidente,
tanto meglio.
Ora bisognerà solo capire se
Musolino punterà al mini offshore per fermarsi lì, oppure se anch'egli poi
lavorerà per il progetto in scala reale.
Elisio Trevisan IL GAZZETTINO



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