Ecco un articolo dal sito della rivista EUROPA del 2014 che propone una prima risposta a questa domanda. Si tratta di una domanda che nasce dalla citazione che alcuni esponenti locali del Partito Democratico hanno fatto in una loro lettera aperta al Piccolo sul Porto Vecchio indicando l'esempio dell'investimento dai fondi Blackrock di 3.200 miliardi nel Mediterraneo. Citazione azzeccata o improvvida ? A questa seconda questione rispondetevi da soli dopo aver letto l'articolo di Europa
Chi c’è dietro Blackrock, il fondo Usa che si sta comprando
l’Italia ?
Ha messo le mani su Intesa, Unicredit, Montepaschi, Telecom.
Il più grande fondo del mondo ha preso di mira il nostro paese. Perché? E che
conseguenze avrà? Ne parliamo con un esperto di finanza come Alberto Forchielli
L’ultima operazione è stata MontePaschi. Prima, con il 5 per
cento, è diventato il secondo
azionista di IntesaSanPaolo scavalcando un socio
storico come Cariplo, mentre il suo 5 per cento ne fa oggi il principale
azionista di Unicredit. Il fondo americano Blackrock si sta comprando, a colpi
di 5 per cento, pezzi di sistema bancario e industriale italiano. Anche in
Telecom oggi la quota è del 5 per cento, ma in autunno arrivò al 10 condizionando
la resa dei conti tra gli azionisti di Telco e i piccoli. E poi, ancora, quote
importanti in Fiat, Generali, Mediaset. Ma chi c’è dietro Blackrock? E perché
ha preso di mira l’Italia?
Chi ha sfogliato il numero dell’Economist del 7 dicembre
scorso non ha dimenticato quel monolite nero poco kubrickiano che campeggiava
in copertina sopra la scritta «come il più grande fondo d’investimento del mondo
sta cambiando il panorama finanziario». Nato nel 1988, l’anno dopo il grande
crollo di Wall Street, Blackrock oggi investe in tutto il mondo.
«La prima regola per fare soldi è
comprare basso e oggi in Italia si compra a prezzi di saldo, soprattutto i
titoli delle banche» spiega a Europa Alberto Forchielli, fondatore del Mandarin
Capital Partners, grande esperto di Cina (di cui parla al Congresso Usa ogni
tre mesi), ex Finmeccanica e Banca Mondiale. «Le opportunità erano visibili già
due anni fa, è un mercato molto frammentato: con quote piccole si compra
molto».
La fortuna di Blackrock è stata quella di nascere al momento
giusto, «quando esplodeva il mondo degli hedge fund, è cresciuto per
acquisizioni ed è molto legato al governo Usa» che ha aiutato nelle operazioni
di vendita di Bear Sterns e nel salvataggio di AIG: «si è mantenuto lontano dai
mutui ipotecari ed è stato il primo fondo a diventare veramente internazionale:
io ho le business card dei rappresentanti di Blackrock praticamente di tutto il
mondo» racconta Forchielli.
Già quattro anni fa un lungo articolo di Vanity Fair
(edizione americana) raccontava quanto poco si sapesse del più potente fondo
del mondo, che oggi gestisce un patrimonio di 4.324 miliardi di dollari, quasi
il doppio del debito pubblico italiano. Alto, calvo, miope, 60 anni, Larry
Fink, tra i fondatori e oggi CEO di Blackrock, veniva definito «il più
importante personaggio della finanza mondiale» e, nonostante questo,
«virtualmente uno sconosciuto a Manhattan», dove vive in un appartamento
sull’Upper East Side con la moglie Lori, 38 anni. Calmo, educato, riflessivo,
Fink è descritto come «the Wall Street Wise man», in apparenza tutto il
contrario dell’archetipo della finanza anni ’80 Gordon Gekko-Michael Douglas.
Per Forchielli l’arrivo dei grandi fondi Usa in Europa
si spiega facilmente. «In questo momento si trovano nella condizione di non
riuscire a dare ai propri investitori una buona performance per il 2014-2015
perché il tasso di interesse sul reddito fisso è basso, i mercati emergenti
stanno chiudendo, la Cina presenta grandi incertezze e l’America è
sopravvalutata. L’Europa è l’unico mercato che offra qualche chance, la ripresa
per quanto debole alleggerisce il rischio del debito».
E l’Italia? «E’ un superenalotto, per investirci ci vuole
gente che ha lo stomaco per il rischio: è visto come un paese che cresce
all’estero ma è bloccato all’interno, un paese con il pilota automatico».
In realtà Forchielli non ha nessuna fiducia nei report della
finanza. «I giudizi sul nostro paese vengono scritti da ragazzini a New York
che non sanno nulla del nostro paese: come ci hanno distrutto nel 2011 così
oggi ci esaltano. La finanza è stupida, o sopravvaluta o sottovaluta, segue il
ciclo, è un mondo di cretini, presuntuosi e sovvrapagati». Che decidono le sorti
del mondo? «Beh, in questo momento sì, basti pensare agli effetti sugli
spread». Ultima domanda: cosa pensa di Davide Serra, il fondatore di Algebris e
amico di Matteo Renzi: «Un pollo da batteria».
@giovannicocconi
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