martedì 21 luglio 2015

CAMPAGNA DEL PICCOLO SU PORTO VECCHIO

SONDAGGI, ARTICOLI DI FONDO , SEGNALAZIONI.

Continua la campagna stampa sul quotidiano locale in merito alla trasformazione urbanistica del Porto vecchio; nel giro di una settimana siamo stati informati da articoli che  valutano  questa possibilità : inchiesta di opinione tramite sondaggio, presa di posizione dell'articolista della domenica che discerne puntualmente sull'universo mondo, presa di posizione di consiglieri circoscrizionali che sbagliano riferimenti.

E' interessante che sia un 'associazione imprenditoriale quale Confindustria a promuovere il sondaggio, infatti questo costante impegno da parte del suo Presidente, Razeto, che si è speso sempre via stampa e non ultimo alla manifestazione promossa al teatro Verdi dal Sindaco, per la trasformazione del Porto Vecchio, non può che suscitare curiosità in quanto
ci si aspetterebbe che, per le cariche da lui coperte anche in veste di amministratore delegato di Wartsila Italia, si impegnasse a rafforzare il comparto industriale del territorio provinciale vista la sua debole presenza in termini di percentuale sulle altre attività, e non a promuovere nuovi assetti immobiliari e urbanistici della città

Il sondaggio promosso da Confindustria evidenzia che su un campione di 300 persone, naturalmente rappresentativo della composizione socioeconomica della popolazione residente a Trieste, emerga l'ampio favore che l'operazione riscuote dall'opinione pubblica locale. 


Posto che le domande si articolano in modo corretto e pongano possibilità di risposte alternative, ci si domanda se con un 35% di popolazione che risponde di non essere in grado di dare risposta, possa essere sbandierato come  risultato positivo l'esito del sondaggio. 

La materia è talmente complessa e rilevante per il futuro per Trieste  che fare un calderone tra Punto Franco, trasformazione urbanistica, destinazione d'uso delle aree e degli immobili, risorse finanziarie necessarie e soggetti attuatori possibili, tempi d'intervento e realizzo, sarebbe di difficile risposta anche per gli addetti ai lavori. 

L'impressione è che in questo momento l'importante sia legittimare presso l'opinione pubblica solo l'operazione sdemanializzazione e trasferimento del punto franco, a fronte di un procedimento amministrativo, che consenta di tradurre l'emendamento Russo, ancora piuttosto nebuloso e denso di incognite per i risvolti temporali di attuazione e di costi insiti a carico dell'Amministrazione comunale, che si troverà a gestire un consistente patrimonio immobiliare. 

A quasi due settimane dalla firma, tra i soggetti istituzionalmente preposti, del documento che ripartisce il comprensorio del Porto Vecchio tra Autorità portuale e Comune, rimane la non conoscenza ai comuni mortali di come si articoli questo perimetro, e pertanto ci si chiede come uno possa pronunciarsi senza vedere e conoscere le carte.

L'editorialista della domenica, che disserta in ogni occasione sul futuro di questa città, della sua classe politica, dei problemi passati, presenti, futuri, affrontando i più disparati argomenti e traendo conclusioni che sono finalizzate a disegni e assetti che interessano non meglio precisati gruppi di potere, nell'articolo di domenica evidenzia che la svolta è stata fatta , c'è l'allineamento favorevole dei pianeti, leggasi istituzioni, che i capitali , meglio se internazionali, sono a portata di mano, che ci deve essere un'unico progetto e una grande firma a corredo delle giuste scelte urbanistiche ed architettoniche e che non ultimo, dopo aver ricollocato in quel comprensorio uffici pubblici, università, ricerca, bisogna insediare anche residenza per rendere viva quell'area. 

Ma quante volte in questi anni abbiamo sentito queste storie? E in che contesto socioeconomico si stanno  sviluppando le iniziative in corso? Serve alla città un progetto unico?, ma quanti progetti sono stati fatti in questi ultimi due decenni e chi ha pagato i costi di tali progettazioni a perdere? Ci sono delle responsabilità? E' tutto da buttar via? 

E' vero che il riuso del comprensorio del Porto Vecchio va ripensato in una ricollocazione di Trieste in Europa e quindi l'ipotesi di nuove destinazioni d'uso devono soddisfare questo assunto e non quello di bisogni insoddisfatti della città o sua mera espansione come un nuovo quartiere residenziale. Lo stallo di crescita demografica e il progressivo invecchiamento della popolazione  accompagnato da una crisi occupazionale e socio economica, non può determinare lo spostamento di funzioni terziarie sia pubbliche che private da altre parti di città, perchè questo implicherebbe solo lo svuotamento di altri edifici che ora le ospitano, distruggendo capitale fisso sociale pubblico e privato; la città già oggi presenta sottoutilizzo e abbandono di edifici e vasti comprensori , caserme, fiera, ecc., che al perdurare della crisi subiranno ulteriore degrado e svalorizzazione. 

L'operazione Porto Vecchio non può essere solo un restiling edilizio ed urbanistico in cui si esercitano grandi aziende edilizie e famosi studi di progettazione, ma un'operazione che rivitalizza l'economia del territorio, attraverso l'apporto e l'insediamento di aziende ed intelligenze professionali che portino nuova linfa vitale attraverso esperienze di lavoro acquisite in contesti internazionali, ridando alla città quel ruolo di città del mondo e non di profonda provincia in cui è stata relegata da una classe politica ignorante che si è alternata alla guida negli scorsi anni nelle istituzioni della città, richiamando così anche i suoi figli sparsi per il globo che potrebbero trovare qui collocazione e  futuro. Dare una prospettiva a chi voglia investire sulle imprese locali, che per dimensione non possono competere con quelle a livello nazionale ed internazionale, ma che se debitamente aiutate possono creare un valore aggiunto a chi decide di investire qui. Di questo vorremmo che si parlasse negli articoli , iniziare un dibattito a cui invitare persone che hanno visione ed esperienza in modo da tracciare un percorso di crescita culturale che progressivamente emargini le contrapposizioni sterili tra i fautori del se pol e del no se pol.


I consiglieri di alcune Circoscrizioni si cimentano a portare acqua al mulino recitando il mantra del riuso del Porto vecchio e delle potenzialità del Porto nuovo, senza aggiungere alcun apporto critico costruttivo all'operazione e partendo da un presupposto sbagliato; citano testualmente che: “Porto vecchio vale da solo un terzo dell'estensione della città e questo significa poter costruire da zero, attraverso ipotesi condivise con architetti, ingegneri, e altri esperti, un terzo della nostra città” . Se questo è l'approccio su tematiche così complesse tenuto  da alcuni rappresentanti eletti nelle varie istituzioni cittadine è da rimanere allibiti, poiché nel momento in cui saranno da prendere le decisioni che contano in merito all'utilizzo dell'area e a tutti i passaggi che devono rendere possibile tale adempimento, c'è il rischio che si guardi al dito e non alla luna. 

Il consiglio che si vuole dare ai firmatari della segnalazione è quello di rivedere l'elaborato predisposto per il nuovo PRGC del Comune di Trieste denominato “Relazione sul fabbisogno abitativo e calcolo sulla capacità insediativa residenziale teorica” nel quale si evidenziano dati relativi alle superfici che il piano destina a residenza e alla sua estensione e si desume conseguentemente che i 60 ettari di Porto vecchio, ai quali va sottratta la parte che rimane di competenza dell'Autorità Portuale, non sono un terzo dei 1538 ettari che costituiscono il potenziale delle superfici edificate ed edificabili della città ai fini residenziali.

C'è da far osservare che come evidenziato dalla tabella a pag. 21 dello stesso elaborato, le zone destinate ad espansione, grande trasformazione e ambiti di trasformazione assommano a 60 ettari. 


Ne consegue che l'offerta di superfici da urbanizzare o riurbanizzare presente oggi a Trieste, in questo caso non figurano altre aree dismesse con destinazioni non residenziali e quindi il dato va letto per difetto, è enorme per una città che soffre demograficamente sia in termini di stasi della popolazione residente che di progressivo invecchiamento, e che le possibilità di attuare le previsioni di PRGC, in mancanza di una dinamica socioeconomica positiva, risulta essere difficile da perseguire; anzi l'offerta così abbondante rischia di deprezzare l'esistente e svalutare anche i beni pubblici. Oggi la grande sfida è recuperare l'esistente e non consumare ulteriore suolo e in questo caso trattandosi di un comprensorio dove gli immobili hanno caratteristiche  edilizie pensate ad usi non residenziali, vanno esperiti tutti i tentativi per renderlo sostenibile a funzioni che rilancino potenzialità occupazionali prima di quelle meramente residenziali. Non è un problema di architetti e ingegneri civili, ma di scelte basate su presupposti economici fondati in cui l'obbiettivo è quello di costruire un progetto che regga nel tempo e non si esaurisca nel movimentare mattoni ma nel dare spazio a intelligenze ed esperienze. 

NOTA DI FAQTRIESTE : nella lettera a Segnalazioni gli esponenti PD citano gli investimenti dei fondi USA Blackrock nell'area del Mediterraneo ( 3.200 miliardi ? ) Abbiamo dedicato il prossimo post a questa citazione.

CHI C'E' DIETRO I FONDI BLACKROCK ?

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