SONDAGGI, ARTICOLI DI FONDO ,
SEGNALAZIONI.
Continua
la campagna stampa sul quotidiano locale in merito alla trasformazione
urbanistica del Porto vecchio; nel giro di una settimana siamo stati informati
da articoli che valutano questa possibilità : inchiesta di opinione
tramite sondaggio, presa di posizione dell'articolista della domenica che
discerne puntualmente sull'universo mondo, presa di posizione di consiglieri
circoscrizionali che sbagliano riferimenti.
E'
interessante che sia un 'associazione imprenditoriale quale Confindustria a
promuovere il sondaggio, infatti questo costante impegno da parte del suo
Presidente, Razeto, che si è speso sempre via stampa e non ultimo alla
manifestazione promossa al teatro Verdi dal Sindaco, per la trasformazione del
Porto Vecchio, non può che suscitare curiosità in quanto
Il
sondaggio promosso da Confindustria evidenzia che su un campione di 300
persone, naturalmente rappresentativo della composizione socioeconomica della
popolazione residente a Trieste, emerga l'ampio favore che l'operazione
riscuote dall'opinione pubblica locale.
Posto che le domande si articolano in
modo corretto e pongano possibilità di risposte alternative, ci si domanda se
con un 35% di popolazione che risponde di non essere in grado di dare risposta,
possa essere sbandierato come risultato
positivo l'esito del sondaggio.
La materia è talmente complessa e rilevante per
il futuro per Trieste che fare un calderone
tra Punto Franco, trasformazione urbanistica, destinazione d'uso delle aree e
degli immobili, risorse finanziarie necessarie e soggetti attuatori possibili,
tempi d'intervento e realizzo, sarebbe di difficile risposta anche per gli
addetti ai lavori.
L'impressione è che in questo momento l'importante sia
legittimare presso l'opinione pubblica solo l'operazione sdemanializzazione e
trasferimento del punto franco, a fronte di un procedimento amministrativo, che
consenta di tradurre l'emendamento Russo, ancora piuttosto nebuloso e denso di
incognite per i risvolti temporali di attuazione e di costi insiti a carico
dell'Amministrazione comunale, che si troverà a gestire un consistente
patrimonio immobiliare.
A quasi due settimane dalla firma, tra i soggetti istituzionalmente
preposti, del documento che ripartisce il comprensorio del Porto Vecchio tra
Autorità portuale e Comune, rimane la non conoscenza ai comuni mortali di come
si articoli questo perimetro, e pertanto ci si chiede come uno possa
pronunciarsi senza vedere e conoscere le carte.
L'editorialista
della domenica, che disserta in ogni occasione sul futuro di questa città,
della sua classe politica, dei problemi passati, presenti, futuri, affrontando
i più disparati argomenti e traendo conclusioni che sono finalizzate a disegni
e assetti che interessano non meglio precisati gruppi di potere, nell'articolo
di domenica evidenzia che la svolta è stata fatta , c'è l'allineamento
favorevole dei pianeti, leggasi istituzioni, che i capitali , meglio se internazionali,
sono a portata di mano, che ci deve essere un'unico progetto e una grande firma
a corredo delle giuste scelte urbanistiche ed architettoniche e che non ultimo,
dopo aver ricollocato in quel comprensorio uffici pubblici, università,
ricerca, bisogna insediare anche residenza per rendere viva quell'area.
Ma
quante volte in questi anni abbiamo sentito queste storie? E in che contesto
socioeconomico si stanno sviluppando le
iniziative in corso? Serve alla città un progetto unico?, ma quanti progetti
sono stati fatti in questi ultimi due decenni e chi ha pagato i costi di tali
progettazioni a perdere? Ci sono delle responsabilità? E' tutto da buttar via?
E' vero che il riuso del comprensorio del Porto Vecchio va ripensato in una
ricollocazione di Trieste in Europa e quindi l'ipotesi di nuove destinazioni
d'uso devono soddisfare questo assunto e non quello di bisogni insoddisfatti
della città o sua mera espansione come un nuovo quartiere residenziale. Lo
stallo di crescita demografica e il progressivo invecchiamento della
popolazione accompagnato da una crisi
occupazionale e socio economica, non può determinare lo spostamento di funzioni
terziarie sia pubbliche che private da altre parti di città, perchè questo implicherebbe
solo lo svuotamento di altri edifici che ora le ospitano, distruggendo capitale
fisso sociale pubblico e privato; la città già oggi presenta sottoutilizzo e
abbandono di edifici e vasti comprensori , caserme, fiera, ecc., che al
perdurare della crisi subiranno ulteriore degrado e svalorizzazione.
L'operazione Porto Vecchio non può essere solo un restiling edilizio ed
urbanistico in cui si esercitano grandi aziende edilizie e famosi studi di
progettazione, ma un'operazione che rivitalizza l'economia del territorio,
attraverso l'apporto e l'insediamento di aziende ed intelligenze professionali
che portino nuova linfa vitale attraverso esperienze di lavoro acquisite in
contesti internazionali, ridando alla città quel ruolo di città del mondo e non
di profonda provincia in cui è stata relegata da una classe politica ignorante
che si è alternata alla guida negli scorsi anni nelle istituzioni della città,
richiamando così anche i suoi figli sparsi per il globo che potrebbero trovare
qui collocazione e futuro. Dare una
prospettiva a chi voglia investire sulle imprese locali, che per dimensione non
possono competere con quelle a livello nazionale ed internazionale, ma che se
debitamente aiutate possono creare un valore aggiunto a chi decide di investire
qui. Di questo vorremmo che si parlasse negli articoli , iniziare un dibattito
a cui invitare persone che hanno visione ed esperienza in modo da tracciare un
percorso di crescita culturale che progressivamente emargini le
contrapposizioni sterili tra i fautori del se pol e del no se pol.
I
consiglieri di alcune Circoscrizioni si cimentano a portare acqua al mulino
recitando il mantra del riuso del Porto vecchio e delle potenzialità del Porto
nuovo, senza aggiungere alcun apporto critico costruttivo all'operazione e
partendo da un presupposto sbagliato; citano testualmente che: “Porto vecchio
vale da solo un terzo dell'estensione della città e questo significa poter
costruire da zero, attraverso ipotesi condivise con architetti, ingegneri, e
altri esperti, un terzo della nostra città” . Se questo è l'approccio su
tematiche così complesse tenuto da
alcuni rappresentanti eletti nelle varie istituzioni cittadine è da rimanere
allibiti, poiché nel momento in cui saranno da prendere le decisioni che
contano in merito all'utilizzo dell'area e a tutti i passaggi che devono
rendere possibile tale adempimento, c'è il rischio che si guardi al dito e non
alla luna.
Il consiglio che si vuole dare ai firmatari della segnalazione è
quello di rivedere l'elaborato predisposto per il nuovo PRGC del Comune di
Trieste denominato “Relazione sul fabbisogno abitativo e calcolo sulla capacità
insediativa residenziale teorica” nel quale si evidenziano dati relativi alle
superfici che il piano destina a residenza e alla sua estensione e si desume
conseguentemente che i 60 ettari di Porto vecchio, ai quali va sottratta la
parte che rimane di competenza dell'Autorità Portuale, non sono un terzo dei
1538 ettari che costituiscono il potenziale delle superfici edificate ed
edificabili della città ai fini residenziali.
C'è da far osservare che come
evidenziato dalla tabella a pag. 21 dello stesso elaborato, le zone destinate
ad espansione, grande trasformazione e ambiti di trasformazione assommano a 60
ettari.
Ne consegue che l'offerta di superfici da urbanizzare o riurbanizzare
presente oggi a Trieste, in questo caso non figurano altre aree dismesse con
destinazioni non residenziali e quindi il dato va letto per difetto, è enorme
per una città che soffre demograficamente sia in termini di stasi della
popolazione residente che di progressivo invecchiamento, e che le possibilità
di attuare le previsioni di PRGC, in mancanza di una dinamica socioeconomica
positiva, risulta essere difficile da perseguire; anzi l'offerta così
abbondante rischia di deprezzare l'esistente e svalutare anche i beni pubblici.
Oggi la grande sfida è recuperare l'esistente e non consumare ulteriore suolo e
in questo caso trattandosi di un comprensorio dove gli immobili hanno
caratteristiche edilizie pensate ad usi
non residenziali, vanno esperiti tutti i tentativi per renderlo sostenibile a
funzioni che rilancino potenzialità occupazionali prima di quelle meramente
residenziali. Non è un problema di architetti e ingegneri civili, ma di scelte
basate su presupposti economici fondati in cui l'obbiettivo è quello di costruire
un progetto che regga nel tempo e non si esaurisca nel movimentare mattoni ma
nel dare spazio a intelligenze ed esperienze.
NOTA DI FAQTRIESTE : nella lettera a Segnalazioni gli esponenti PD citano gli investimenti dei fondi USA Blackrock nell'area del Mediterraneo ( 3.200 miliardi ? ) Abbiamo dedicato il prossimo post a questa citazione.
CHI C'E' DIETRO I FONDI BLACKROCK ?
NOTA DI FAQTRIESTE : nella lettera a Segnalazioni gli esponenti PD citano gli investimenti dei fondi USA Blackrock nell'area del Mediterraneo ( 3.200 miliardi ? ) Abbiamo dedicato il prossimo post a questa citazione.
CHI C'E' DIETRO I FONDI BLACKROCK ?




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